Oct. 25, 2006 - Un tributo ai Ratti delle Sabine

Yogi Berra, oltre ad essere stato un ottimo giocatore di baseball, aveva anche la battuta pronta. Ho scoperto di recente un suo motto che mi piace ora ricordare, "In theory there is no difference between theory and practice. In practice there is." Beh, grande Yogi! Il fatto che me l'abbia rivelato un professore italiano che insegna alla Columbia (che è un metafisico e un logico eccezionale) durante una deliziosa cena a base di sushi, la dice lunga anche sulla freschezza di spirito di quest’ultimo. Per intenderci, è la stessa persona che qualche tempo fa è stata intervistata dalla CNN per un parere in merito alle schede perforate della Florida, nelle precedenti elezioni per la Casa Bianca. Ha iniziato l'intervista facendo vedere un foglio di carta, l'ha poi bucato al centro con una matita e ha cominciato dicendo: "This is a prototypical hole. This one." Grande anche il professore! A queste persone, quindi, devo la mia conoscenza del motto.
Così quando penso ai quei bravi e distinti ragazzi dei Ratti delle Sabine, che sono anche miei amici (che reputo tali al di là delle poche frequentazioni), noto come soltanto la pratica artistica riesca a mettere davvero a nudo il loro essere così diversi da quella media normalità che appartiene a un po' tutte le persone. In teoria sono uguali a tutte le altre, in pratica non lo sono affatto. In teoria una persona può essere ciò che vuole, può fare ciò che vuole, può cambiare look, aspetto e connotati così come gli pare, ma in pratica è un'altra cosa. In questo caso, infatti, si va a cozzare con la socialità, con tutte quelle persone che, volente e nolente, ripongono su di te un giudizio oramai consolidato che spiacerebbe quasi deludere.
Questa cosa, invece, sembra non importare un fico secco (e fanno bene) a quei creativi dei Ratti delle Sabine, una band bonariamente strafottente. Sono ragazzi con la testa sul collo, tanto che erano già bravi studenti a scuola: Ivo, Suppaplat, Rap-Tor, Nick Nazareth. (Ci sono anche tre mascotte inanimate, ma queste a scuola non ci andavano). Ma sono capaci di una vera e propria metamorfosi quando suonano insieme, quando vanno insieme in villeggiatura, per strada o, come forse direbbero loro, "Nel mio WC". Quello che ci terrei a sottolineare, è che non si tratta semplicemente delle oramai accreditate doti musicali dei pezzi proposti, tanto che il singolo “q-letto” si è classificato secondo al «festival di San Jimmy» su Radio 105 (lo stesso pezzo che ora apre il nuovo album, Italia a 90). A fare la vera differenza, sono una gamma di elementi artistici che non è possibile considerare soltanto corollari privi di valore: le performance estreme, le groupies gonfiabili, il merchandising irriverente, uno slang completamente inscritto nelle dinamiche di gruppo, le risorse multimediali ad effetto. Oggi come oggi, tutto questo non può avere a che fare solatanto con il punk, che siamo tutti d'accordo, ha ormai fatto il suo tempo. Questa è roba da museo post-neoavanguardista!
Grazie ai Ratti delle Sabine, la liricità è una nuova liricità. Holderlin nell'Andenken si chiedeva dove fosse il suo amico Bellarmino, partito tanto tempo prima per le lontane Indie. Io, invece, impegnato dal qualche tempo ad occidente, ritrovo alcune vecchie conoscenze che, in data 28 settembre, mettono in bella mostra sul sito il loro preterito, con tanto di logo del gruppo (http://www.rattidellesabine.it). Il catalogo del merito artistico è ampio e nutrito e meriterebbe di essere approfondito. Come unico esempio, mi limito a una nota critica. Certamente Ronny Cutrone (l'assistente di Andy Warhol, per intenderci) aveva il sacrosanto diritto, ancora dieci anni fa, di continuare a dipingere Paperino fra barattoli di minestra, nonostante tutti i critici fossero concordi nel ritenere il movimento Pop ormai concluso da decenni. E cosa ritrovo qui, tra le bizzarrie dei Ratti delle Sabine? Una silhouette di Topolino con «sigaretta» in bocca, chiuso fra un divieto della segnaletica stradale. Come non leggere in questa immagine - che è anche il loro marchio - uno slancio in avanti verso nuove e innovative aperture artistiche?
Con questo chiudo un tributo certamente dovuto, ma estremamente obbiettivo (anche se in qualche modo voglio bene ai ragazzi) e ribadisco la mia stima e la fiducia nel progetto. Fortunatamente i Ratti delle Sabine (diversamente da me e in questo li invidio molto), non fanno proprie le parole del nero di Arma Letale quando, seduto sul water con un bomba sotto il culo pronta ad esplodere, dice: “Sono troppo vecchio per queste stronzate”. Ecco la differenza, in pratica, fra la teoria e la pratica. Grazie Yogi e grazie Ratti!
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